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Ci sono pubblicità che lo caldeggiano
come l’ultimo avveniristico ritrovato per ringiovanire il
viso, aumentare il seno, arrotondare i glutei. E a leggere
sull’ultima frontiera della chirurgia estetica che utilizza le
cellule staminali autologhe, in verità si
fanno largo vere tentazioni: se il ritocco è diventato davvero
«secondo natura» e non «da corpo estraneo», se si usano le
nostre cellule opportunamente lavorate e poi re-iniettate nei
punti giusti, in fondo perché non provare? Che rischio c’è? Ma
nasce un altro quesito: è davvero tutto così semplice come
sembra? Per capirlo ne abbiamo parlato con il dottor Paolo
Santanchè, chirurgo plastico di esperienza trentennale che
opera tra Milano e Torino, socio della Sicpre, la Società
italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, e
che da tempo usa la metodica della
lipostruttura.
Dottor Santanchè, ci
racconti come funziona. «Una ventina di anni fa,
quando è nato, il lipofilling era un metodo con cui il grasso,
prelevato con una cannula da liposuzione, veniva direttamente
trapiantato in vari sedi del corpo per aumentare un volume o
colmare una depressione. Il metodo era agli albori, ancora
rudimentale, e il post-intervento aveva un decorso all’insegna
di un notevole gonfiore unito a una buona dose di lividi. I
risultati diventavano poco apprezzabili nel giro di un anno o
due. E’ passato oltre un decennio e molto è cambiato. E
anche il lipofilling si è evoluto: oggi la tecnica è diventata
talmente delicata e non invasiva da poter essere assimilata ad
altri fillers. La tecnica è del dottor Coleman e si chiama
lipostruttura».
In che cosa consiste la tecnica
della lipostruttura? «Il grasso viene prelevato da
una zona nascosta del corpo usando una semplice siringa munita
di una sottilissima cannula. Quindi viene messo sterilmente in
una centrifuga, creata appositamente per questo scopo. Il
grasso viene centrifugato, ad una velocità prestabilita,
permettendo così l’eliminazione della parte sierosa e di
quella oleosa. Quindi si inietta facilmente nelle zone da
trattare. Ma la vera novità è che così trattato, del grasso
non si utilizzano adipociti adulti che sopravviverebbero pochi
mesi, ma adipociti giovani, ovvero progenitori
cellulari, e cellule
staminali».
Quindi non soltanto
un riempitivo, tipo acido jaluronico, ma una cura rigenerante
per la pelle. «Esatto, se prima era usato
solamente come riempitivo, si è verificato che così trattato
il grasso, grazie alle cellule staminali che contiene,
migliora la qualità dei tessuti.
Tanto, ad esempio, che ora viene usato negli
ustionati per migliorare il tessuto
cicatriziale. Grazie alle cellule staminali permette insomma
una rivitalizzazione, un ringiovanimento medico-biologico
tessutale».
In quali
situazioni viene maggiormente usato? «Lo spettro
delle applicazioni è fondamentalmente quello dei fillers,
seppure estendibile a maggiori volumi e superfici. E’ molto
usato in caso di liposuzioni
secondarie, ovvero quando si interviene per
correggere una precedente operazione, in caso di perdita di
tessuto, di avvallamenti. Si usa quando è troppo presto per
fare un lifting, ma si cerca un ringiovanimento generale del
viso. O al contrario, per “rinfrescare” un
lifting fatto anni prima. Ottimi risultati si
ottengono poi nel trattamento delle guance
eccessivamente scavate tipiche dei visi troppo
affilati, e comunque nel ripristino di quel grasso
sottocutaneo del viso che inevitabilmente con
gli anni si riassorbe, causando una perdita di
tono della pelle del viso: il risultato è un viso luminoso,
privo di quei fastidiosi segni di affaticamento e cedimento.
La lipostruttura è inoltre utilizzata nella
chirurgia dei
genitali».
Com’è il
post-operatorio? «Si ha gonfiore per qualche
giorno».
Quanto durano i
risultati? «Il grasso iniettato viene inglobato
naturalmente dai tessuti, quindi invecchia con
noi».
Sono allo studio nuove
applicazioni? «Si sta valutando la possibilità di
usarlo nella chirurgia ricostruttiva del seno. Ma per ora si è
dimostrato valido solamente in caso di piccole
correzioni».
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